Corso per imprenditori barboni hippies che vogliono battere Amazon e la Grande Distribuzione Organizzata

Come avrai notato anche tu, in questi giorni sta circolando su Facebook la foto di una specie di barbone (non inteso come “povero” ma in maniera letterale: “con la barba”) hipster dentro il suo negozio di alimenti biologici naturali a km zero equosolidali con un cartello in mano con su scritto:

“Quando fai acquisti in un piccolo negozio non stai aiutando un manager a comprare la terza casa al mare. Stai aiutando una bambina a frequentare le lezioni di danza, un bambino ad allenarsi a basket, e una mamma ed un papà a mettere del cibo sul loro tavolo”

 

Barbone hipsterSi è già discusso più che ampiamente sull’immagine (che vedi sulla tua sinistra) e sono saltate fuori le osservazioni più disparate.

Da un lato ci sono migliaia di condivisioni di gente che da ragione al tizio. Il popolo degli indignatih dalle multinazzionalih!!!1!!!

Dall’altro commentatori che giustamente fanno notare come il messaggio sia sbagliato, sostenendo che il suo errore sarebbe stato nel mettere al centro dell’attenzione se stesso e i suoi problemi, anziché citare qualche beneficio che un cliente che compra nel suo negozio otterrebbe immediatamente.

Personalmente sono d’accordo con questa seconda linea di pensiero, ma in questo post voglio fare altro, e magari ripulire anche un po’ il mio karma dopo il precedente articolo nel quale spiegavo perché Amazon fa bene a sfruttare i dipendenti.

Ma torniamo al tizio che ha il negozio di prodotti naturali biologici per sturare i lavandini in un paesino sperduto in provincia di Napoli.

Non conosco questo tizio, ma ipotizziamo per un momento che abbia scritto questo messaggio solo per ignoranza, che in realtà sia una brava persona, attenta alle esigenze dei suoi clienti e che sotto sotto avrebbe solamente voglia di far crescere il suo neg

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Perché Amazon fa bene a schiavizzare i dipendenti e come non fare la loro stessa fine (anche se hai un’azienda e – per ora – il capo sei tu)

Nell’estate del 1998, armato di 1 milione di lire prestate dai miei genitori e tanto desiderio di imparare l’inglese, mi trasferisco a Londra.

Il piano era semplice.

  1. Fare 100 fotocopie del mio CV, scritto in un inglese pessimo.
  2. Pedalare e entrare in ogni negozio e ufficio sfoderando il meglio che il mio inglese mi metteva a disposizione: “Eschius mi ai em luking for a giob” 

Ragiona che quasi 20 anni dopo puoi ancora sentire il mio accento italiano. Per cui prova ad immaginare cosa doveva essere la presentazione.

Job Centre LondraDopo 2/3 giorni di ricerca e CV lasciati dovunque (ovviamente nessuno mi chiamava o inviava mail nel frattempo), mi imbatto in un Job Centre ad Islington, che è l’equivalente inglese dei nostri uffici di collocamento.

E trovo un annuncio:

Cercasi pulitori di cessi notturni per Hotel
Si richiede conoscenza di spagnolo o portoghese

Già puoi immaginare dai requisiti linguistici che tipo di bella compagnia di colleghi avrei avuto.

Ma a me quel lavoro sembrava un sogno.

Avrei avuto tutta la giornata per me!!!!

Mi faccio coraggio, entro e consegno una copia sgualgita del mio CV estratta dalla cartellina quella che si chiude con l’elastico.

E parlo con il recruiter, ovvero il responsabile dell’ufficio di collocamento 😀

Per lui sono OK. Ma gli faccio notare che non parlo spagnolo o portoghese.

Sua risposta. Spallucce e frase: “Ma tanto siete tutti uguali…”.

A 22 anni io avevo la testa piena di progetti. E sentirmi trattare così da un coglione impiegato dell’ufficio di collocamento mi generava violenza. Ma avevo bisogno del lavoro, per cui deglutisco il cucchiaino di merda e mi riprometto di ritornare 10 anni dopo a sgommarci davanti in Lamborghini.

E vai! Firmo per diventare pu

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I 4 Passi (il primo lo usa la Ferrari) per trovare e gestire i collaboratori senza creare rischi e senza complicarti la vita

Gestione del personaleNegli ultimi anni, mi sono chiesto incessantemente quale dovesse essere davvero il passo giusto da compiere per far fare il vero salto di qualità agli imprenditori e alle loro aziende.

Mi spiego meglio.

Come saprai, oltre a gestire le mie aziende, mi dedico da tempo ad aiutare imprenditori riguardo alla semplificazione dei processi aziendali al fine di aiutarli a creare delle aziende che possano davvero crescere, che possano essere scalate.

La crescita aziendale, infatti, non può dipendere semplicemente dal genio dell’imprenditore o di qualche collaboratore chiave.

Facciamo finta che tu abbia un ristorante, visto che è un esempio a cui tutti possono relazionarsi.

Quando un cliente entra, devono esserci dei processi precisi che fanno in modo che la sua accoglienza sia sempre ai massimi livelli.

Come noti la mancanza di processi?

Beh, dal fatto che quando c’è il ristoratore che se ne occupa (o il collaboratore genio):

– i clienti sono soddisfatti
– lo scontrino medio aumenta
– il vino più caro si vende
– il cliente ritorna e porta amici a conoscere il ristorante

La maggior parte degli imprenditori ha risultati STRABILIANTI, ma che non sono duplicabili in quanto frutto del GENIO e non di processi e sistemi.

La tua azienda invece cresce SOLO se tutti – anche il collaboratore più scarso – sono capaci di ottenere risultati simili ai tuoi o a quelli dei “collaboratori supereroi” che hai.

Per arrivare a questo risultato ti serve fare il primo passaggio fondamentale: quello di trasformare la tua azienda in un sistema che sia basato su regole, procedure, sistemi e non semplicemente sulla buo

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Devi veramente far PAURA ai tuoi dipendenti come sostiene l’AD Enel?

Qualche giorno fa ho visto girare su Facebook una serie di articoli con dei titoli che facevano scalpore.

Una cosa del tipo: “Il discorso choc dell’Ad dell’Enel Starace – “Bisogna creare paura nei dipendenti” – interrogazione parlamentare in atto.”

Ancora peggio degli articoli, i commenti sotto (vabbè, in articoli di questo tipo i commenti sono un circo).

Eccone qualcuno, ma il tono è simile in tutti.

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Alla fine, sono andato a cercare il video completo, senza commenti giornalistici e toni da scandalo, ed è qui per te.

Come puoi ascoltare da solo, magari spiegato male, magari puoi non essere d’accordo sulle modalità, magari il modo di implementarlo non è il più delicato possibile, ma il principio dietro questo modo di agire credo sia abbastanza condivisibile.

Volendo semplificare, in ogni azienda, il risultato finale è la somma del lavoro fatto dalle persone che la compongono.

Perché è semplice all’inizio?

Beh, perché spesso ci sei SOLO TU!

Quindi decidi quello che vuoi fare. Decidi la strategia, decidi le operazioni da svolgere e (se non hai problemi psicometabolici) le fai.

L’immaginetta qui sotto ti spiega quello che intendo.

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Poi il tempo passa, e p

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5 numeri che possono aiutarti a stabilire il momento ideale nel quale vendere la Tua Azienda

Potresti sbagliare scegliendo il momento ideale nel quale vendere la Tua Azienda basandoti su fattori esterni. Con un approccio alternativo, che ti spiego in questo articolo, potresti guadagnarci molto di più!

NB: Articolo scritto da John Warrillow l’11 agosto 2014 (con il mercato azionario americano in crescita).
Inoltre, anche se non hai una azienda da vendere… leggi fino alla fine, molti dei consigli sono applicabili anche e soprattutto agli imprenditori italiani!

 

Non ti senti un po’più ricco questo mese?

Dovresti, infatti Il valore della Tua Azienda sta crescendo!

Dal 2012, il mio team di Sellability Score (la mia servizio che valuta il valore delle aziende) ha analizzato le offerte di acquisto che gli imprenditori hanno ricevuto per i loro Business.

Ogni trimestre, analizziamo la media delle offerte ricevute, che attualmente ha raggiunto il suo punto più alto da quando monitoriamo la situazione.

Lo scorso trimestre, che si è chiuso il 30 giugno 2014, le offerte ricevute sono state mediamente 4 volte il profitto al lordo dell’azienda esaminata e quindi superiore di circa il 10% alla media delle offerte, ricevute nei periodi precedenti, che è del 3.66 volte il valore delle aziende..

Questo aumento del 10% del “valore di vendibilità” della vostra azienda potrebbe indurvi a vendere in tutta fretta sfruttando questo “picco” del Mercato.

Ma, in modo per certi aspetti contro intuitivi, “vendere al picco” ha in questo caso anche degli aspetti negativi che vanno valutati con attenzione.

Per prima cosa molti imprenditori si dimenticano che quando vendono la loro azienda, probabilmente la creazione più importante di tutta la loro vita, dovrebbero avere un piano preciso su come utilizzare i soldi guadagnati.

Per esempio, in questo momento (l’articolo si riferisce all’Agosto del 2014 NDT) ,dovresti dare uno sguardo al mercato azionario (il cui

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I clienti “prepotenti” stanno minando la tua attività?

In un mio altro articolo di qualche tempo fa parlavo del pericolo che si corre nel momento in cui si da troppa scelta ai clienti nel momento dei loro acquisti.

Oggi invece voglio condividere la mia esperienza riguardante i clienti che hanno troppa voce in capitolo in relazione a come deve essere il prosdotto o servizio che acquistano.

Molto semplicemente, i clienti eccessivamente esigenti possono minare la capacità di crescita ed il valore di un’azienda.

Prima una piccola introduzione: una decina di anni fa cercai di rendere scalabile un servizio di sottoscrizione a ricerche di mercato.

Nella mia idea si doveva trattarsi di qualcosa di simile ai servizi di studio di mercato che offerti da Bloomberg o da Forrester, nei quali in pratica un cliente si abbona a un numero prestabilito di ricerche di mercato che sono uguali per tutti.

Riuscii a convincere 17 dei miei clienti (provenienti dalla mia attività di consulenza) ad aderire al nuovo modello. Pensai che fosse una buona partenza…ma poi le cose andarono fuori dai binari. Parte del problema, fu il fatto di iniziare l’attività di sottoscrizione e contemporaneamente accettare progetti di consulenza.

L’altro grande problema fu che iniziammo a personalizzare ogni singola ricerca di mercato… per i 17 iscritti!

Caddi rapidamente per il pendio scivoloso delle personalizzazioni.

Tutto iniziò con un cliente, per il quale avevo fatto una serie di progetti di consulenza, che accettò di abbonarsi solo se avessimo personalizzato i suoi rapporti in base a diversi segmenti di mercato mirati sulla sua azienda.

Volevo assolutamente che la nostra offerta di sottoscrizione avesse successo e fare una vendita. (Sono sempre un venditore, dopo tutto.)

Accettai di adattare i suoi rapporti. Mi sembrava una richiesta ragionevole, e lo giustificai a me stesso (e al mio staff) sostenendo che anche altri clienti avrebbero tratto dei benefici da report s

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Come fare in modo che i tuoi clienti ti aiutino a vendere la tua azienda

Il processo di vendita di un’azienda è un lungo viaggio che di solito inizia con il corteggiare una serie di potenziali acquirenti. Una volta che avete un paio di parti interessate, ci saranno numerosi meeting nei quali il management presenterà e, si spera, offerte multiple per comprare la vostra azienda.

Dopo aver valutato le offerte, è probabile che tu dobbia iniziare ad accettare una di queste “in linea di principio” e dare il tempo all’acquirente prescelto per svolgere la sua due diligence prima che ti stacchi l’assegno.

Una delle fasi finali di questo processo, spesso comporta che il potenziale acquirente parli con i tuoi clienti.

Dopo aver trascorso anni per rendere la tua azienda “pronta per essere venduta” e mesi negoziare con gli acquirenti, tutto si conclude (o scoppia) con una conversazione tra l’acquirente ed i tuoi clienti.

In pratica, far si che i tuoi clienti “convincano” l’acquirente che la tua azienda meriti di essere acquistata può essere l’ultimo ostacolo è necessario superare prima di vendere la tua azienda.
Nel suo nuovo libro, The Referral Engine, John Jantsch indica una formula per creare una rete di referenze per il tuo business. Ho chiesto a Jantsch di svelarci i suoi migliori consigli per ricevere referrals in maniera sistematica (nota di Piernicola: in Italiano usiamo la parola inglese “referrals” per parlare dei clienti che arrivano grazie alla stimolazione di altri clienti).

Ecco la nostra conversazione:

D: Credo che ad ogni imprenditore faccia piacere avere referrals dai clienti. So che nel tuo libro viene svelato un sistema, ma c’è una cosa che consiglieresti di fare oggi stesso per ottenere più referrals?

R: Non esiste una tattica da mettere in pratica oggi stesso, ma si tratta di guardare alla totalità dell’esperienza del cliente, per riuscire a trovare modi per rendere i referrals più semplici e facili da ottenere. Fai in modo che l

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Delega tutto, ma non la tua testa!

Tra le mie aziende ce n’è una sulla quale ho iniziato a lavorare seriamente da qualche mese, che si occupa di Marketing Digitale per le piccole e medie aziende in Marocco.

È un lavoro di educazione ed alfabetizzazione enorme, che però sta iniziando a portare i suoi frutti, visto che in 6 mesi siamo arrivati ad un organico effettivo di 7 persone (più me) e finalmente siamo a break even. In realtà baro perché non ho contabilizzato il mio contributo che è di circa mezz’ora al giorno.

Ma insomma, ci siamo quasi.

La scommessa dietro questa azienda è quella di essere “primi nella mente” per quanto riguarda il marketing online, e di riuscire a rendere comprensibile e accessibile questo settore alle piccole e medie imprese marocchine.

Il mercato, al momento, è praticamente diviso così:

– Da un lato ci sono le grandi aziende e multinazionali che, esattamente come in Italia, investono (anzi, spendono) senza nessun criterio nei progetti digitali più assurdi, facendosi inculare dalle loro agenzie di pubblicità che hanno aperto il ramo digital delegandolo al nipote del proprietario che è giovane e “ne capisce di computer”.

– Dall’altro ci sono le PMI nelle quali il “padrone” non ha alcun problema a fare il leasing per una Porsche, ma guai a chiedergli 1000 euro per il marketing e gli viene male. È qualcosa che non capisce e che non da un ritorno immediato e garantito. Quindi da evitare.

La criticità dal lato delle grandi aziende è che le decisioni vengono prese da impiegati (talvolta anche il CEO è un impiegato) che hanno come primo interesse la preservazione della propria poltrona e sono totalmente avversi al rischio.

ragazzapubblicitaQuando vai a spiegargli che nel Marketing Digitale – in teoria – dovrest

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I tuoi clienti sono fedeli a te o alla tua azienda?

Se hai intenzione di vendere un giorno la tua azienda, dovrai dimostrare ai possibili acquirenti che non è solo la tua presenza a spingere le persone verso la tua porta.

Ho scoperto Tony capitando un giorno per caso nel suo salone. Dovevo correre a un meeting e gli chiesi una rapida sistematina ai miei capelli. Tony soddisfò la mia esigenza: dopo soli 15 minuti avevo i capelli ben ordinati ed ero “alleggerito” di 28 dollari.

Pensai di aver pagato molto, ma Tony mi era piaciuto e così iniziai a giustificare i 28 dollari considerando le spese di gestione necessarie per poter gestire un negozio nel centro di Toronto. Il salone di Tony si trovava proprio di fronte al mio ufficio, quindi il mese successivo ritornai da lui.

Ogni volta che ritornavo, Tony mi accoglieva chiamandomi per nome, mi sorrideva e mi faceva accomodare. Ecco perché sono rimasto fedele a Tony e, per 10 anni, sono tornato da lui più o meno ogni 5 settimane. A volte mi capitava di fissare un appuntamento nel giorno libero di Tony e di solito, piuttosto che affidarmi a un altro barbiere, preferivo aspettare lui e il suo atteggiamento alla buona, per fare due chiacchiere sul suo passato in Italia.

Dopo aver venduto la mia azienda, non mi trovo spesso in centro e quindi il salone di Tony è diventato meno conveniente. Un giorno, visto che ero di corsa, mi fermai da Supercuts, un salone vicino casa.

Supercuts ha un modo di lavorare diverso: lì non prendono appuntamenti e servono i clienti per ordine di arrivo. Ogni volta mi tocca un barbiere diverso e pago 15 dollari. Supercuts si trova vicino casa e i tempi di attesa sono davvero minimi: ecco perché ora gli sono fedele.

Sebbene entrambi i saloni facciano la stessa attività, il modello di Supercuts è più vendibile e modulare di quello di Tony. Infatti Supercuts è attualmente uno dei marchi posseduti da Regis, una fortunata multinazionale quotata alla Borsa di New York con una capitalizzazione di merca

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Come Spremere al massimo la tua azienda per estrarne soldi e valore (e perché sei completamente folle se ne apri un’altra prima di questo passaggio fondamentale)

Da qualche anno a questa parte, una nuova figura ha iniziato a prendere il sopravvento sui social media. Il cosiddetto “imprenditore seriale”.

L’icona dell’imprenditore seriale è Richard Branson, che, partito dal settore discografico, ha creato un impero che comprende treni, aerei, palestre, bibite, etc…

In realtà di imprenditori “seriali” ne è pieno il mondo, e un minimo di serialità è sempre stata presente in tutti gli imprenditori di successo.

Il motivo, semplicissimo, è che… dove metti i soldi che guadagni con il tuo business principale? Sotto il materasso? In Bot?

La soluzione per l’imprenditore è spesso stata quella di aprire un’altra azienda, nella quale investire il guadagno dell’azienda o attività principale, mentre i più conservatori costruivano palazzi. 😀

Se utilizziamo questa definizione che ti ho appena dato, allora il primo requisito dell’imprenditore seriale è quello di investire liquidità guadagnata con la prima in altre attività imprenditoriali.

Il commercialista che prima investe in un immobile e poi ci mette dentro un negozio di arredamento gestito dalla moglie è, a suo modo, un imprenditore seriale.

Università della StradaCosì come lo sono molti dei tanti che si autodefiniscono “imprenditore seriale” sui social media, che poi sono gli stessi che hanno studiato all’università della strada e che sono anche imprenditori di loro stessi.

Nella maggior parte dei casi parliamo semplicemente di persone che hanno i piedi in molteplici scarpe, cercando di creare più attività, nessuna delle quali riesce davvero a funzionare per bene.

Ora, mentre rispetto tantissimo la voglia di fare e di lavorare, ci sono due cose che vanno dette a riguardo.

La prima: <

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