Test Psicologico Improvvisato ti svela perché i tuoi collaboratori NON PENSANO (e perché anche tu sei più scemo di quello che credi)

“Eh ma gli devo dire tutto io…”

“Eh ma se non gli scrivo per filo e per segno tutto quello che deve fare si dimentica qualche pezzo…”

“Eh ma non è propositivo, non si rende conto da solo delle cose da fare…”

Queste sono alcune delle tante lamentele che sento fare dai miei clienti imprenditori quando si tratta dei propri collaboratori.

Sono frasi che nei momenti di incazzatura pronuncio pure io. E sicuramente anche tu.

Molte volte dici questo a ragione. Anzi, CERTAMENTE hai ragione.

 

 

 

Vivi questa esperienza di “vedo la gente scema” tutti i giorni. Nessun dubbio.

But maybe… però…. Sono contemporaneamente pronto a scommettere che la tua azienda, pur avendo all’interno la “gente scema”, non fa NULLA per mettere queste persone in grado di generare risultati.

 

 

L’obiettivo di SimpNess, invece, è proprio quello di ridurre e minimizzare questo tipo di problemi con i collaboratori lavorando sull’azienda in questi tre ordini di direzione:

1) Creare un Sistema che gli consenta di riuscire ad attrarre profili sempre più validi e professionali

2) Mettere in condizione i tuoi collaboratori di lavorare bene ed eseguire velocemente, aumentando i risultati aziendali e la loro velocità

3) Creare i sistemi per far crescere i collaboratori professionalmente, renderli sempre più indipendenti ed efficienti

Queste tre priorità richiedono tempo e lavoro (oltre ovviamente ad avere le conoscenze e gli strumenti necessari per metterle in pratica) e sono l’unica possibilità che hai di poter crescere.

Se il tuo obiettivo è avere una dimensione piccola, dove puoi controllare tutto, allora non ti serve.

Metti che hai un Bed and Breakfast di 4 camere. Puoi SICURAMENTE controllare ossessivamente che ogni camera sia pulita. Se prendi un Hotel di 20 camere, puoi comunque farlo. Quando ne hai 400, per un’ispezione di 3 minuti a camera, ti ci vorrebbero 20 ore.

E quando lo gestisci questo albergo? E tutto il resto delle cose non le controlli? Come puoi capire è impossibile.

Oltre un certo limite TI DEVI FIDARE. Devi fare il salto nel vuoto e sapere che alcune cose non le puoi controllare di persona.

Se vuoi ridere un pò di me, quando ho organizzato recentemente le due presentazioni del libro “Se Solo ti Lasciassero Lavorare”, ho vissuto sulla pelle quanto è difficile lasciare andare questo desiderio smodato di controllo.

Ci tenevo tanto a che tutto fosse perfetto, e nelle ore prima dell’inizio ero stato obbligato da Mario, che gestisce le “operations” di SimpNess, a restare in camera e rilassarmi.

“Stai senza pensieri”, mi ripeteva con accento napoletano (lui è nato e vissuto a Verbania, ma i genitori sono diversamente nordici).

E ovviamente anche io SAPEVO di essere in buone mani. Mario ha per anni organizzato l’animazione di una CATENA di villaggi turistici (non uno, ma 300). E si è portato dentro la mia azienda anche Stefano, il suo numero due al tempo dei villaggi. Nei villaggi turistici l’accoglienza è una religione, e io avevo il meglio del meglio che se ne sarebbe occupato per me.

Eppure… ero in camera con gli occhi sbarrati invece di riposare, che gli mandavo messaggi, suggerimenti, e li stressato.

Sono arrivato a richiedere le FOTO di come avevano sistemato il materiale! Questo per dirti che ti capisco. So cosa significa. E sono colpevole come te. In realtà ho anche avuto fortuna.

Mario è una persona arrivata a lavorare con me dopo essere stato uno studente, e alla quale – quando non mi faccio prendere dalle manie come l’altra sera – posso delegare ad occhi chiusi.

Ma no, non puoi basare la tua crescita sulla speranza di trovare un Mario, oppure “un ragazzo sveglio che si prende in mano il marketing”.

Sorry, non funziona così. O meglio, puoi trovarlo. E se lo trovi tienitelo stretto. Ma di fatto, non è il processo migliore.

E sai perché? Te lo spiego con una importante verità – che sicuramente non vuoi sentire – ma che cambierà sicuramente i risultati della tua azienda.

“Siamo tutti scemi per qualcun altro”

Durante il recente Tour del quale ti ho appena parlato, ho tenuto due date. Una a Bologna. Una a Milano.

E c’era una sezione all’interno del workshop dal vivo nel quale facevo prendere in considerazione alle persone un particolare pilastro dell’azienda, ad esempio le persone. E poi analizzavamo tutti i pezzi che componevano realmente questo pilastro.

Es.

– Programma di selezione

– Programma di formazione iniziale

– Programma di formazione continua

– Riunioni Settimanali

– Formazione tecnica sul lavoro

– Etc…

L’idea di base era di elencare per ogni pilastro quelli che erano tutti i pezzi che lo componevano veramente e valutarli (da 0 a 10) per capire quanto si fosse messi bene o male relativamente a questa sezione.

Nella mia testa lo avevo immaginato come un grande brainstorming di gruppo dove le oltre 200 persone di Bologna e oltre 300 di Milano mi avrebbero suggerito cosa mettere dentro.

Il processo così aveva solo vantaggi nella mia testa:

– 300 persone possono avere molte più idee di quante ne possa avere io nel mettere i pezzi all’interno di ogni pilastro

– Visto che veniva da “loro”, avrebbero sentito questi componenti molto più corretti e vicini alle loro vere esigenze

– Avrei potuto interagire e rendere la serata più movimentata invece di stare lì a fare la lezione.

Ma non avevo considerato l’enorme svantaggio, il PROCESSO. Io scrivevo alla lavagna le risposte dalla sala. E per “valutare” da 1 a 10 le persone avrebbero dovuto riscrivere su un foglio di carta (che gli era stato fornito) 30 o 40 righe e metterci un numero di fianco.

Si trattava di:

– Imprenditori

– Motivati

– Che avevano “pagato” (anche se solo tra i 57 e i 69 euro, COMUNQUE avevano pagato)

– Che avevano deciso di fare MOLTO tardi per ascoltarmi, e che avevano affrontato il traffico di un ponte di inizio estate.

Eppure, durante la prima sera a Bologna, meno della metà dei partecipanti (avevo le mie spie in sala) ha riscritto su carta la lista e messo un voto ai singoli elementi.

Allora il giorno dopo ho fatto un esperimento. Ho stampato un foglietto (che in realtà uso nei corsi avanzati) dove c’erano già scritti molti degli elementi che avrei voluto far scoprire ai partecipanti da soli per valutare.

 

E mi sono limitato a spiegarlo velocemente e distribuirlo.

Risultato: oltre il 90% delle persone ha eseguito la valutazione.

Per me è una sconfitta. Sono stato cresciuto credendo che il “metodo socratico”, il far arrivare le persone da sole a trovare una soluzione, sia la migliore forma di apprendimento. Ma molte volte non è la migliore forma di esecuzione.

Il processo di Bologna era infatti:

– Rifletti

– Scrivi una lista

– Dai un voto

Il processo di Milano:

– Leggi la lista

– Dai un voto

Milano vince.

Perché il processo che i partecipanti dovevano seguire era molto meno complesso e generava meno dubbi di Bologna.

A Milano c’era una casellina. Dovevano leggere e mettere il voto dentro. A Bologna dovevano DECIDERE in che modo scrivere la lista e segnare i numerini.

Una per foglio? Tiro le linee tra un elemento e l’altro? Divido il foglio tra i vari pilastri? Queste piccole decisioni, per quanto stupide, generano ATTRITO e frenano le persone verso l’esecuzione. E ti ricordo che stiamo parlando di imprenditori, motivati, che hanno pagato, etc..

Ora, se posso dare una istruzione semplice a 200 imprenditori e la metà non la eseguono o non la eseguono bene… perché devi stupirti quando succede con i tuoi collaboratori?

La risposta a questa domanda che ci poniamo da secoli: “Ma gli devo dire io che…. ?” È, indubbiamente, SI.

Anzi, glie lo devi dire. Glie lo devi ridire. Glie lo devi dire meglio. Devi modificare come glie lo dici fin quando non capisce ed esegue (o si rompe e si licenzia).

E devi creare dei processi chiari che abbiano quante meno ambiguità possibili.

L’esempio di Bologna/Milano può sembrare riduttivo per te, ma se una piccola schedina da compilare fa una enorme differenza in termini di risultati, perché non provi a metterlo in pratica pure tu?

Sempre durante le serate ho fatto vedere un esempio di procedura di un parrucchiere. Si trattava della gestione dell’accoglienza. E aveva elementi come:

– Quando il cliente entra, SORRIDERE, togliergli il soprabito o la giacca (se li indossa)

– Farlo accomodare, chiedere se gradisce il caffè o dell’acqua, mostrargli le riviste che può leggere, etc…

Non la riporto completamente qui perché ne ho parlato al Tour, ma durante ho fatto anche una domanda.

Voi avete qualcosa del genere? 500 e rotti persone nelle due date. Scena MUTA.

Quindi, ricapitolando.

1) I tuoi collaboratori sono scemi.

2) Tu sei intelligente.

Ma se tu, che sei intelligente, hai difficoltà ad eseguire un task non chiaro e che ti impone delle decisioni complesse come quello di decidere dove scrivere il nome di alcuni sistemi aziendali e dare un voto da 1 a 10…. Come fai a pensare che i tuoi collaboratori possano fare di meglio? Sul serio, in base a quale principio o regola di buon senso credi che questo sia possibile?

Esiste UN SOLO metodo per fare in modo che la tua azienda funzioni: creare degli standard e limitare al massimo le decisioni che devono essere prese nell’esecuzione degli standard.

Ma da qui deriva un altro problema o obiezione: ma se creo degli Standard, non cala la qualità? Dipende da cosa significa questa parola per te. Per me, creare uno standard significa trovare il MIGLIOR MODO di eseguire un determinato task in azienda (da come si accoglie il cliente a come si progetta una bomba termonucleare) ed eseguirlo TUTTI secondo questa modalità.

E se dopo averlo trovato trovi un modo migliore per ottenere lo stesso risultato, aggiorni tutto e lo standard diventa quello.

Per cui – se lo intendi in questo modo – l’obiezione proprio non regge. La miniprocedura di accoglienza che ti ho introdotto prima dice cose che qualsiasi persona di media intelligenza dovrebbe fare comunque o sapere. MA LE DICE COMUNQUE.

Perché quello deve essere lo standard dell’azienda, e non semplicemente basato sulla buona volontà e sensibilità di chi ci lavora dentro.

Per cui, nell’attesa di trovarti al corso SimpNess di Settembre e di darti il piano completo, ti voglio lasciare con una piccola attività da fare.

Prendi un solo piccolo aspetto della tua azienda dove i risultati sono inconsistenti.

Potrebbe essere che non rispondi velocemente alle richieste di informazioni. O che anche tu non hai una procedura specifica per l’accoglienza. Scegli qualcosa di piccolissimo.

E definiscilo, una volta per tutte, seguendo queste due semplici regole:

1) Deve essere una procedura scritta e conosciuta da tutti

2) Deve essere il meno ambigua possibile, per far in modo da non “bloccare” chi la esegue obbligandolo a prendere decisioni.

Fai questo, anche per qualcosa di molto piccolo, ma noterai immediatamente come i risultati saranno più veloci e anche qualitativamente migliori.

E se poi vuoi approfondire, ti aspetto al corso SimpNess dall’8 all’11 Settembre, a Bologna!

 

Piernicola De Maria

Creatore di SimpNess

Autore di Se Solo ti Lasciassero Lavorare

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