Il contrario di Libertà è MERDA – Perché voglio i Centri Commerciali APERTI di Domenica

In questi giorni si sente parlare a profusione della proposta di obbligare centri commerciali ed esercizi commerciali a chiudere di domenica.

La voce di chi propone questo fa girare la retorica relativa a:

  • – tutti hanno il diritto di riposare
  • – e uno poi quando vede i bambini
  • – le feste sempre a lavorare non è vita
  • – ma chi ve lo dice di andare a spendere soldi di domenica
  • – in Belgio e in Svizzera di domenica è tutto chiuso e sono più ricchi di noi
  • – è concorrenza sleale verso i negozietti dove lavora solo il titolare che hanno diritto a riposarsi
  • – e forse qualcuna che non ricordo

 

La cosa interessante è che sono TUTTE argomentazioni giuste e che mi stanno a cuore.

In questo momento sto andando in treno a vedere dei clienti a Trieste (no, a dire il vero a Monfalcone, ma dire Trieste è più figo).

Sabato sono in riunione tutta la giornata, e ho prenotato il treno di ritorno alle 6 del mattino di domenica per essere a Lugano prima di mezzogiorno, poter vedere mio figlio e passare la giornata con lui. Ti capisco.

E si, lavorare sempre “non è vita”.

Completamente d’accordo.

 

Proprio per questo sono contentissimo di annunciarti che HO LA SOLUZIONE.

Sono sicuro che nessuno ci aveva mai pensato prima, per cui preparati ad assistere a cosa è il vero genio.

Soluzione:

Se sei in questa situazione, ti licenzi e trovi (SE RIESCI) un lavoro nel quale non si lavora di domenica.  È semplicissimo.

Corollario:

Se non sei in questa situazione, visto che non ti riguarda, smetti di rompere i coglioni e lasci liberi:

– gli imprenditori che vogliono stare aperti

– i collaboratori che vogliono lavorare di domenica

 

Fine del problema delle chiusure dei centri commerciali.

 

Aspetto la candidatura a ministro dell’industria (o del lavoro, o di qualsiasi cosa).

Ora, bada bene, questa non è affatto una provocazione.

Se non ti piace il tuo lavoro, quello che devi fare è cambiarlo. Fine.

Collaboro attivamente alla gestione di circa 50 aziende e per almeno 35 di queste fatichiamo a trovare personale.

Il lavoro c’è.

Certo, bisognerebbe riqualificarsi. Studiare. Imparare nuove cose.

Ma il lavoro c’è.

  • Magari non sotto casa.
  • Magari non ti riempiono di soldi il primo giorno che ti presenti perché hai un bel CV e vogliono che tu dimostri quello che sai fare.
  • Magari non 9.00 – 17.00

Ma il lavoro c’è.

C’è.

 

Quindi esistono NUMEROSE ALTERNATIVE al lavoro nei centri commerciali o nelle attività aperte al pubblico durante i festivi.

Ed è proprio questo il problema del “movimento” che vuole proteggere i lavoratori.

Si parte dal presupposto che ogni persona sia idiota e incapace di pensare a sé stessa.

Certo, se ci sono obiettive condizioni per le quali questo non è possibile (handicap fisici e mentali, ad esempio), allora ovviamente tocca alla comunità farsene carico.

Ma fuori da questo, l’idea che i lavoratori siano una massa di beoti incapaci è un concetto che rifiuto profondamente.

OGNI PERSONA deve essere libera di decidere, scegliere, e soprattutto vivere le conseguenze delle sue decisioni in modo tale da poter apprendere e migliorare.

Non capisco perché questo sia un ragionamento così difficile. E mi angoscia che quando ne parli sembro essere una specie di mostro capitalista.

 

Ma non è una semplice regola di vita?

 

A mio figlio cerco di insegnare che ogni cosa che fa (o non fa) ha una conseguenza.

Si lamenta che non riesce a tirare la palla da basket a canestro?

La soluzione UNICA è che:

  • Segue quello che gli dice l’insegnante su come si fa
  • Si mette a praticare e continua fin quando non ci riesce

 

La soluzione non è certo fare una petizione per far abbassare i canestri. O decidere che il punto si fa se tocchi qualsiasi parte del canestro.

Pratica la Pallacanestro => Diventa bravo
Pratica altro => Fa altro

Ora, se questo fila con mio figlio di 7 anni, perché per un adulto dovrebbe essere diverso?

Ecco un esempio.

Io ADORO le lettere classiche. Ho fatto il liceo scientifico e non ho imparato il greco, per cui ogni volta che parlo con una persona che viene dal classico mi sento un po’ ignorante.

Provo solo ammirazione nei confronti delle persone che hanno avuto la dedizione di passare anni a studiare la letteratura greca. E vorrei essere bravo come loro.

Invece sono qui che sembro un pregiudicato che ha imparato a scrivere in galera e mi esprimo come un cinghiale.

Detto questo, ho una domanda per chi ha deciso di dedicarsi alla sua passione e di laurearsi in lettere classiche.

Ma, per curiosità, COSA TI ASPETTAVI?

Sul serio.

L’evidenza mi dice che quello che hai studiato, seppur affascinante, ha solo due contesti nei quali esiste un soggetto terzo disposto a pagarti:

– insegnamento

– ricerca

E mi dice pure che la competizione per entrambi i campi è DIFFICILISSIMA. Nella ricerca magari c’è UN posto di dottorato ogni due anni di lauree (significa che “tutti meno uno” non faranno ricerca).

E nelle scuole ci sono precari che ormai sono nonni e non ancora hanno un posto.

Ma davvero non hai pensato nemmeno per un secondo che – a meno che tu non sia veramente IL MIGLIORE – alla fine l’unica prospettiva lavorativa sarebbe stata quella di andare a lavorare in un call center?

La regola è molto semplice.

La gente ti paga per quello che SERVE A LORO e che TU SAI FARE. Fine.

Se c’è corrispondenza trovi lavoro. Se NO, non lo trovi.

Ed è tua responsabilità fare in modo che quello che sai fare corrisponda a qualcosa per cui altri abbiano bisogno e voglia di pagarti.

 

Per cui, visto che a poche persone “serve” una persona laureata in lettere classiche, ad un certo punto ti devi attaccare.

È una semplice questione di LIBERTÀ e RESPONSABILITÀ

Sei LIBERO di studiare quello che vuoi SE ti prendi la RESPONSABILITÀ di quello che succede dopo.

E una società che non sia marcia non può e non deve aiutarti.

Perché aiutarti significherebbe che tu sei scemo e che non puoi pensarci da solo. Io invece credo che tu possa veramente pensare a te stesso. E quindi NON VOGLIO AIUTARTI.

Non da stronzo. Non ti aiuto esattamente come non aiuto mio figlio con il canestro. Ti posso aiutare a fare da te. Ma di sicuro non abbasso il canestro per farti vincere.

 

Il problema dei centri commerciali chiusi di domenica è l’emblema contemporaneo di questo.

Sono IL MALE, perché rappresentano aziende che hanno una posizione negoziale di forza alla quale – apparentemente – i poveri lavoratori devono adattarsi.

E la soluzione cosa diventa?

Abbassare il canestro.

Fare in modo che le aziende siano OBBLIGATE ad aprire e chiudere secondo quello che decide qualche politico che vuole cavalcare il malcontento di chi HA DECISO di lavorarci accettandone le regole.

 

Il problema è che il contrario di libertà non è “meno libertà”. È merda.

 

Volete chiudere VERAMENTE i centri commerciali la domenica?

Ecco come si fa: nessuno ci va a spendere, nessuno ci va a lavorare.

Potete pure propagandarlo a morte.

E fidatevi che nel momento in cui diventa poco redditizio saranno loro stessi a decidere di chiudere. O anche di tenere aperto giusto per dare continuità di servizio.

Libertà è anche questo.

 

Volete VERAMENTE spingere le attività commerciali piccole che sono soffocate dalla grande distribuzione e i centri commerciali?

Andate a fare spesa lì. Anche se costa di più perché (giustamente) i costi di gestione sono più alti e non può avere margini risicati come le grandi catene che puntano sulla quantità.

Però se volete CONTEMPORAMENAMENTE che i piccoli negozietti fioriscano però voi andate al Lidl che costa meno, non capisco come non vi stupisca che i piccoli commercianti chiudano.

 

Volete VERAMENTE favorire le attività economiche presenti sul territorio che si fanno fare il mazzo quotidianamente dai siti di E-Commerce?

Bene, ancora. Spendete i vostri soldi lì. Ah beh vi ciucciate il prezzo che vi fanno e non quello più basso che riuscirete a trovare con 12 ore di ricerche online.

Ma si fa così. Se vuoi che un’attività locale vada bene, devi spenderci i tuoi soldi.

 

Avete un negozietto e volete sopravvivere in questa giungla?

Iniziate innanzitutto a STUDIARE come offrire un prodotto/servizio che faccia decidere alle persone di voler avere a che fare con voi. La strategia “ho famiglia fammi mangiare” funziona su una parte delle persone (io, ad esempio, scelgo sempre il negozietto quando posso). Ma non su tutti.

 

E gli scemi come me non bastano per vivere.

 

Come ciliegina sulla torta, è importante ricordare che FALLIRE è assolutamente normale per un’azienda. È un esito da calcolare e tenere in considerazione.

 

Non conosco NESSUN IMPRENDITORE che non abbia preso delle pesanti “inxulate” e che non abbia avuto insuccessi e perdite economiche.

 

Il mestiere consiste in quello.

RISCHIO soldi e tempo per ottenere un risultato superiore.

Non riuscire in questa “impresa” fa parte della parola “rischio” (Hai notato come si chiama? IMPRESA. Non “passeggiata de salute”). Nessun canestro più basso nemmeno per te.

Quindi, se il tuo negozio va male e nessuno ci vuol spendere soldi, lo chiudi, incassi la perdita e fai altro senza sperare che chiudano i centri commerciali di domenica.

Non c’è nulla di cui vergognarsi. Proprio il gioco funziona così.

E invece qui mi sembra che la libertà sia sempre intesa come DIRITTO e mai come RESPONSABILITÀ.

Io voglio il DIRITTO di avere un lavoro, ma senza la RESPONSABILITÀ di fare in modo da generare un utile per chi mi fa lavorare.

 

Voglio avere IL DIRITTO a stare con la mia famiglia, senza la RESPONSABILITÀ di pensare che se decido di “mettere su” famiglia devo anche provvedere economicamente.

 

Voglio avere IL DIRITTO di essere libero durante le feste, senza la RESPONSABILITÀ di trovarmi (o crearmi) un lavoro che me lo consenta.

 

Voglio avere IL DIRITTO ad avere un negozio, senza la RESPONSABILITÀ di rimetterci se non funziona.

 

Voglio avere IL DIRITTO a lavorare, ma senza la RESPONSABILITÀ di sapere che posso essere licenziato se chi mi paga non ritiene che il mio lavoro valga lo stipendio.

DIRITTI senza RESPONSABILITÀ.

 

E come si fa tutto questo?

 

Semplice. Limitando le LIBERTÀ degli altri.

Solo che giocare con la libertà, è una strada pericolosa e anacronistica. Dopotutto ci hanno già provato in molti con risultati diciamo “non confortanti”.

Oltre ad essere MERDA, ovviamente. Ma quello credo di averlo già detto abbondantemente.

Oh dopotutto cosa volete da me, non ho mica fatto il Classico.

 

 

 

 

 

 

 

 

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10 pensieri riguardo “Il contrario di Libertà è MERDA – Perché voglio i Centri Commerciali APERTI di Domenica

    • 16 Set 2018 in 10:11
      Permalink

      Grazie Paolo!

      Risposta
  • 16 Set 2018 in 10:01
    Permalink

    Troppo lungo e sgrammaticato. Una volta te la cavavi meglio. Lo sai che ciò che scrivi viene associato alla tua immagine ed al tuo lavoro? Che ne dici di assumere un bel laureato in lettere specializzato in marketing?

    Risposta
  • 16 Set 2018 in 11:22
    Permalink

    Sei sempre stato piccolo. Non sei cresciuto con questo articolo.

    Risposta
    • 16 Set 2018 in 11:38
      Permalink

      Di solito mi piace rispondere con ironia alla gente che scrive cose di questo tipo.

      Ma per rispetto del fatto che hai commentato con la tua vera email senza nascondere la tua identità (grazie) ti rispondo veramente.

      E mi chiedo, PERCHÉ senti la necessità di rispondere a delle opinioni e ad una serie di argomentazioni semplicemente dicendo che “sono piccolo”?

      Magari lo sono pure.

      Ma non riconosco certo in te la superiorità morale per potermelo dire.

      Risposta
  • 16 Set 2018 in 12:18
    Permalink

    Condivido in pieno ciò che hai scritto, senza fronzoli e poesie letterarie, ma con senso pratico e concreto. With compliments!

    Risposta
    • 16 Set 2018 in 13:49
      Permalink

      Grazie Giancarlo

      Risposta
  • 16 Set 2018 in 12:20
    Permalink

    La verità (forse solo la mia) è che c’è la tendenza da qualche anno a questa parte a preferire le grosse imprese rispetto alle piccole (preferenza data dai clienti, non dai governi). Questa preferenza è forse la naturale conseguenza alla migliore gestione aziendale da parte di aziende che possono garantire maggiore produttività (migliore organizzazione, negozi sempre aperti, capacità di spuntare prezzi migliori sugli acquisti, maggiore scelta ecc…). Alle piccole realtà commerciali e produttive, che vogliono restare tali, e che caratterizzavano il tessuto economico italiano degli anni ’80 non resta che chiudere o concentrarsi su quei settori di “nicchia” non ancora considerati dai grandi. Piernicola cosa ne pensi?

    Risposta
  • 16 Set 2018 in 13:55
    Permalink

    Fabio la tendenza è semplicemente dettata dall’esperienza dell’utente di fatto superiore che un centro commerciale offre.

    Metti che io debba comprare una televisione.

    Opzione 1 – Ho il negozietto di 30 mq che mi offre 5 televisioni in croce, incasinate e che magari sono state lì per dei mesi.

    Opzione 2 – Entro da Mediaworld, tutto sembra luccicante e ne vedo 60 già pronte.

    Razionalmente, come ti giustifichi il fatto di andare nel negozietto, quando magari costa pure di più che in una catena?

    L’UNICO motivo potrebbe essere il servizio superiore, ma di sicuro NON È PUBBLICIZZATO o STRUTTURATO.

    Per cui per il cliente che deve scegliere una televisione, rimane la scelta di prima.

    “Piccolo, Costoso e con Poca Scelta” VS “Grande, Economico, Tanta Scelta”

    L’unica via di strada per i piccoli è un servizio superiore ed un posizionamento che lo riflette, ma questo non significa dire “noi ci teniamo ai clienti”. Significa proprio strutturare dei protocolli, dei metodi di lavoro, e quello che nel corso SimpNess chiamo un “Processo Unico” di lavoro.

    In genere, se lo spogli dell’emotività e pensi all’esperienza del cliente, diventa ovvio come i Centri Commerciali “battano” i Negozi. E come Internet in alcune categorie fa il culo ad entrambi.

    Risposta

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